lunedì 28 agosto 2017

NOVANTESIMO SOLILOQUIO

Riflessione con il senno del poi / oggi, soggetti pensanti diversi da quelli che furono i nostri progenitori, che avvertirono il bisogno di un diverso atteggiamento mentale, variante l'adattamento all'ordine del mondo e del relativo assetto “sociale” natio, di un pensare secondo l'intenzione divina. Una cesura nel “cuore” della condizione d'ordine in atto, dischiudendo un presente da svelare / un presente, il quale manifesta una diversa costellazione fra stimoli e relarive risposte, che slitta l'esperienza del trascendente e lascia insorgere il problema di un diverso rapporto fra l'uomo e il mondo come totalità dei fatti / problema, il quale dà avvio ad un iter di circuiti, lungo i quali si attiva una elaborazione di quell'atteggiamento mentale.

Riflessioni in stonatura con l'immediato vivere un presente lasciato a se stesso, senza futuro / un presente, sgretolato da una crisi finanziaria che manifesta un sincronico passare la misura tra un potere economico, esercitato dalla metamorfosi di un capitale liquido, con base la fabbrica, in capitale virtuale, gestito in anonimato e con base la banca, e la nostra ristrettezza economica che declina un scivoloso slittare verso la povertà / un presente, inasprito dalla recrudescenza degli atavici mali generati da forme diverse di organizzazione del nostro ordinato vivere da individui in relazione: carcinomi, tra i quali, in propagazione epidemica, criminalità organizzata e corruzione a vari livelli / divari situazionali con il recente passato, ma in linea con la riproduzione di sistemi di intelligibilità ripetitivi di una scissione tra l'amministratore dell'ordine e la maggioranza degli uomini / uomini in servitù o costretta o volontaria come oggi, in quanto agenti deleganti la sovranità, conquistata dalla resistenza, di ogni individuo, oltre il ceto, il ruolo, il sesso.

Riflessioni disarmonici con un oggi, in gestazione di <un sistema tecnologico...ideologicamente rivestito da fattore di cambiamento e generatore di nuove forme di comunità sociale> (Duque, già cit.).
Una variabile indipendente che poggia la sua teoria su una tecnologia mobile, determinando una diversa corrispondenza tra linguaggio in montaggio di segni virtuali e l'attuale esperienza della nostra mondanità, sconvolta e smerbrata della sua totalità organica / totalità organica in squilibrio, causato dalla metamorfosi del capitale che ha prodotto <una frattura insanabile tra locale e globale (producendo) una sorte di statalismo senza stato che si attua attraverso una governance> (É. Balibar, Cittadinanza), da un lato; dall'altro ha climatizzato una cultura neoliberista.

Per tali motivi, abbiamo bisogno di chiarimento: un decifrare decodificante, per orientarci verso il significato di tale situazione che si impone come il nuovo, in un presente incredibilmente confuso / un bisogno, avvertito da me indilazionabile tale da spronarmi, alla mia età, a rimeditare, con una forma di riflessione esploratrice, l'insieme delle forme e delle regole, costitutivo della grammatica della nostra cultura / grammatica che prende storia lungo un iter di elaborazione di quel dato di fatto, che segna la provenienza della nostra cultura: alba, itinerante un dislivellante atteggiamento mentale / un decorso, provocato da un delinearsi di variazioni all'interno della condizione natia di adattamento all'ordine stabilito dall'alto / variazione, leggibile oggi con la psicologia del comportamento, <delle connessioni stabilite fra (una) gamma di stimoli esterni (richiedente, o) in circuiti brevi (o) in circuiti lunghi, risposte (adeguate da parte dell'intelligenza dell'uomo) (P. Oléron, già cit.)

Un rimeditare, indubbiamente in astrazione riflettente, ma comunque non speculativa, ma <volgendo lo sguardo al corso storico (delle nostre primavere perdute), nella speranza di comprendere così qualcosa della nostra sorte medesima> (Weber, già cit.).

<Se cultura dice storia (ogni analisi, ogni interpretazione filosofica, scientifica, ogni ermeneutica) è conoscenza del conosciuto, dacché col passato, al quale apparteniamo, abbiamo sempre una qualche familiarità> (Bõckh, in Vitiello, già cit.): il <già è> di un ordine d'esistente che prende storia <sotto l'unità del nome> e che manifesta, nel variare della connessionne stimoli/risposte, il suo farsi storia e nello stesso tempo il darsi <incompiuto (per) l'ondeggiamento incoativo (inglobato, tuttavia) in una rete di significati (insorgenti nei vari settori dell'esperienza mondana, culturalmente normativizzati, attraverso) un sovrappiù artificioso (che configura l'intelligibilità (dell'ordinato e nello stesso tempo anche, sebbene) spurio, il trait-d'union (col futuro, dal quale prende spunto la relativa configurazione di esperienza)> (J.I. Nancy, già cit.).

Un fotogramma, indicativo per me / mi mette in chiaro una reiterata intelligibilità, opera dell'intelligenza dell'uomo, formativa di un modello di cultura riorganizzativo dell'ordine nell'arena sociale in forza di una forma di razionalità, sede legittima e legittimante l'articolazione equilibatrice di un insieme che corre il rischio del disordine: i suoi strumenti: l'organicità di ogni conoscenza, attraverso l'ordine del sapere e la costituzione linguistica che rende comprensibile e comunicabile quell'articolazione dell'insieme / strumenti coordinatori, al cui interno della loro produzione e dei rispettivi processi, viene ad organizzarsi una configurazione di esperienza che, nell'<unità del nome> (ibidem), acquisisce quell'equilibrio che la rende compiuta: prende storia, e la storia si fa cultura.

Reciprocità di una identità, tuttavia, che funzione soltanto a livello del “modello” organizzativo di una relativa “architettonica”, ricostruttiva del dato di fattto / ricomposizione, resa comprensibile e comunicabile mediante il linguaggio che la manifesta compiuta di un insieme, il quale dà l'impronta del tempo...
...e qui la mia riflessione si imbatte nel dilemma tra determinismo e indeterminismo di una catena che lega in successione uniforme le variabili spazio-temporali, segnandone, nel discontinuo variare delle connessioni stimoli/risposte, la diversità del diverso attualizzarsi...in funzione alla relativa costellazione degli stimoli...una configurazione di esperienza, la quale apre un nuovo circuito, datandone l'unità del Nome.
Superamento del relativo limite o insorgemza stimolante una ricostruzione, attualizzante quella compiutezza, datata e ordinata nell'<unità del Nome>, e rivelatasi all'interprete di turno incompiuta? Problema risolto e generalizzato e che gli stimoli nuovi inducono risposte qualitativamente diverse che rivelano, appunto, l'incompiuto della precedente soluzione?

Il problema per me, il quale si fa più meditato, mettendo in comparazione <il trait-d'union> di Nancy dei circuiti di esperienze uniti e datati dell'unità del nome, con Oléron (Le attività intellettuali, in Trattato, vol.10, già cit. ) della <successione nel tempo della costellazione attuale degli stimoli (verso un nuovo circuito,), introducendo elementi nuovi e diversi nel ciclo stimolo-risposta>.

Angolazioni irriducibili. Tuttavia, mettono in luce la nervatura, telaio costituente la nostra cultura, persistente nella ricostruzione del diverso circuito: -
il rilievo di Nancy dell'incompiuto di quella identità, il cui segno è l'indeterminatezza dell'insieme compiuto, nel trait-d'union trasmette, nel ricostruire il compiuto del diverso, il taglio grammaticale di un cultura, base costitutiva di un modello interpretativo, in grado di <avvolgere l'infinità del disordine (del processo rapsodico, attraverso il quale si manifesta) la “materia”, introducendo categorie d'intelligibilità che mirano a tradurre quell'infinità nell'unità del discorso, il cui taglio grammaticale codifica la regolarità della costruzione mediante la <propria poietica dall'interno della sua produzione> (ibidem);
il rilievo di Oléon della funzione della costellazione in atto nella loro successione nel tempo che dà origine all'esistenza di un nuovo circuito lungo, nel quale viene a delinearsi il successivo campo di determinazione storica di una diversa conformazione della nostra mondanità / campo...slegandomi da Oléon...che assegna la legittimità di quel “compiuto” come totalità dei “fatti”, costitutivi della nostra mondanità. In tale operatività il “modello” organizzativo...ripristinando il rilievo di Oléon...<elementi nuovi e diversi nel ciclo stimolo-risposta. Ma questa diversità non è anarchica, vi si trovano delle regolarità...assimilabil(i) a una abitudine (la quale) consente di fare intervenire contemporaneamente alla plasticità (dei nuovi elementi) aspetti energetici che permettono di esprimere (la nuova connessione) di una classe di stimoli a una classe di risposte (legata allo schema mentale di una) gerarchia delle abitudini, sistemi convergenti o divergenti, la cui utilità sembra certa>. Indubbia angolazione psicologica, ma necessaria a capire la funzione delle categorie d'intelligibilità della nervatura grammaticale della nostra cultura, normalizzante il come noi pensiamo.

La nervatura grammatica e le sue categorie, il problema che resiste ostinatamente all'usura del tempo. Taglio, risultato dalla lunga e travagiata elaborazione dell'atteggiamento mentale per acquisire quella forma di razionalità, divenuta nervatura del nostro agire pensante, differenziandone i livelli: l'uomo del quotidiano vivere, legato alla finitezza umana>; l'intellettuale abilitato a costruire l'unità gerchica del “tutto”, secondo l'ordine del discorso, attraverso un'azione simbolica che implica l'oggettivazione del suo pensiero in vari modi> (M. Jay, L'immaginazione dialettica): ciò si accorda con l'artificiosa costruzione della sua architettonica compiutezza: il “taglio” che esclude il <rapsodico> (Nancy), di per sé impossibilitato ad essere inglobato all'interno di un sistema (ibidem); il <non identico (che viene) mediato dalla coazione all'identità, vuoto resto dopo che l'identificazione si è tagliata la propria fetta> (Adorno, Dialettica negativa>...
...e nella mia tensione riflettente, in quella lottizzazione, <mediata (appunto) dalla coazione all'identità>, è il germe del “cammino” della conoscenza / “seme”, orientato da filosofi, scienziati, epistemologici, storici...i veri protagonisti delle loro relative discipline, che costituiscono l'”architettonica” del nostro sapere...verso l'organizzazione del “tutto” sotto il controllo di una forma di razionalità del nostro agire pensante / semenza, la quale rileva una tara originaria...
e la mia tensione esterna un bisogno preoccupante, oggi, <perché ci sentiamo a una svolta senza riuscire a comprendere...qunto essa ci afferri nel profondo, quanto dell'essenza del nostro antico esistere sia defninitivamente scomparso per fare continuamente posto a ciò che è nuovo, e che nuovo?> (Weber).

Che nuovo? Un interrogativo consonanza di un dato di fatto: il trovarci strascinati dal fluire di una esperienza del vivere la mondanità, alla quale apparteniamo per nascita, ricca di assimilazioni di novità che fan posto, appunto, a ciò che è nuovo, attraverso una sfaldatura tra la distribuzione spaziale di elevate prestazioni, provocate dall'evoluzione di quella forma di razionalità, nervatura della nostra cultura, in razionalità tecnica: <la macchina come maestra> (Nietzsche, Umano troppo unano); tecnologica: oggi in <”ontotecnologia negativa(Internet e cell phone)(Duquen...
...corporature conformative di esperienze compiute nell'unità del nome diverse, ma riproduttive, come <condizione irreversibile (di un) modo di comportarsi del pensiero (secondo) un concetto di oggettività> (Adorno, Metacritica) / modo di pensare slegato dal processo psichico soggettivo, ma chiave di un nuovo ordine socio-politico che investe l'individuo e <la possibilità di un'evoluzione innovatrice della specie> (Stengers/Bailly).


Un istante sospensivo: un lievitare in me l'”elemento nodale” del come pensiamo

venerdì 28 luglio 2017

OTTANTANOVESIMO SOLILOQUIO

Insolvibilità dall'intensa profondità, che va, forse, oltre l'intento di Adorno / il suo indirizzarsi verso la relazione conoscenza/società...in marginale sospensione del concetto di cultura, - tema trattato nei Prismi...
sia il voler dare risalto alla condizione correlata da indagare come motore genealogico della cultura del genere umano in generale e in particolare della nostra cultura, nella cui genealogica dei dispositivi, attraverso i quali prende storia, esprime...sin dalle origini...una linea interpretativa singolare di quella correlazione: condizione irriducibile / irriducibile, in quanto in essa le istanze della vita individuale e sociale si trovano direttamente implicate con la formazione dei vari saperi, costituendo, appunto, la condizione di formazione della cultura di un popolo: la nostra, la quale va oltre lo sviluppo del suo concetto sia in senso antropologico sia in senso sociologico: <nessuna opera d'arte e nessuna vera filosofia si è mai esaurita in se stessa secondo il suo essere in sé. Sempre esse sono state in rapporto con il reale processo della vita della società, da cui si separavano> (Adorno, Prismi).

Un'esteriorità critica che lascia insorgere il problema su cui centrare la nostra attenzione, proprio oggi, in cui la confusione delle idee e dei linguaggi si è venuta a costituire problema centrale / problema che si manifesta all'interno della produzione interpretativa filosofica, scientifica, sociologica, politica e la cui risonanza investe i nostri comportamenti, poiché quel taglio si è...genealogicamente...consolidato nervatura della nostra cultura tramite il <fenomeno della propagazione (il quale rigenera) l'origine nella misura in cui si produce> (I. Stengers, in Concetti nomadi, già cit.): segna la linea interpretativa dell'interprete, pur nel suo taglio critico / <i diversi ambiti di produzione (impresa), riproduzione (scuola, famiglia), gruppo / divertimento (hobby): - cito Duque, L'età è mobile...poiché la tecnologia mobile riproduce l'origine attraverso un taglio dissociato dalla nostra tradizione culturale.

Un problema con il quale dobbiamo oggi, in piena evoluzione, dobbiamo fare i conti, in quanto quella linea interpretativa scandisce tempi ripetitivi...i quali non sono ritorni, ma attualizzazione con schemi diversi dell'origine, la quale ha dissociato i campi di appartenenza tra le due istanze, costituendo, nella separazione, appunto, la nervatura della nostra cultura, vigente, ribadisco, anche oggi, <espansione planetaria della tecnologia mobile> (Duque): separazione nella vita dell'uomo tra attività pensante, in funzione della quale si <assegnano forme di scientificità> ai vari saperi e attestati di verità all'assiomatica del chiacchiericcio del suo agire pensante, che va oltre il gossip / il risultato di quel taglio condizionale ha fatto: del <sapere...la scienza...nello spostamento successivi delle sue strutture interne (disgiungendolo da quel) campo di determinazazione storica (determinante) la loro comparsa, persistenza e la loro trasformazione> (Foucault, Sull'archeologia delle scienze); del chiacchiericcio lo specchio dei bisogni degli uomini: separazione che apre il problema in Adorno della condizione che ha reso possibile la dissociazione, in quanto quella condizione è stata sempre indagata (Tylor in, Il concetto di cultura, a cura di P. Rossi, già cit.) <sulla scorta di principi generalì (in quanto) si prestano allo studio delle leggi del pensiero e dell'agire umano>.

Lo slittare quella connessione cultura/società in conoscenza/società mi esorta, in conseguenza, a sostenere <l'origine esclusivamente umana di tutto ciò che è umano>, messa in “scena”, appunto, da un atteggiamento mentale “perspicace”, non determinato dalla “storia”, ma, all'opposto, dal “prendere storia”, traslando la “storia” in “cultura”: -
atteggiamento mentale, valvola della nostra intelligenza pratica in evoluzione speculativa...il naturalmente in atto dalla corteccia del nostro cervello..., esercitata dall'interessere a comprendere la sua appartenenza in una terra sconosciuta: <cieco che desidera vedere e che sa che la notte non ha fine, egli è sempre in cammino: solleva il macigno, che rotola ancora> - un periodo dal Mito di Sisifo di Camus in riproposizione, poiché mi fa capire in profondità la necessità di riflettere...proprio oggi...sul rapporto conoscenza/società...più dell'erudito filosofo, scienziato, teologo.

In ripercussione, circoscriverò la mia riflessione nei limiti dell'agire pensante dell'uomo erudito nell'operosità culturale dell'organizzazione umana del rapporto di convivenza fra i suoi simili / cercarne...prendendo atto del contributo delle loro analisi innovative in ogni settore del nostro esistente... le motivazioni che hanno separato di fatto, soprattutto con una tecnologia in rivoluzionaria trasformazione, staccionato l'operatività dell'agire pensante dell'intellettuale dall'uomo comune, che similmente opera pensando / staccato, che alimenta, in entrambi i <meccanismi di propagazione all'interno di quel corpo vivente che chiamiamo società......dalla quale tutto diparte.../ meccanismi di propagazione, i quali, se assegnano al loro taglio formativo forma di scientificità, i loro effetti solventi in entrambi, si verificano condizionanti la formazion, per vie diverse, del nostro schema mentale: interscientifica a livello delle idee (nei primi) nel ricorso a dei prestiti...multipli, permanenti, carichi di senso e di conseguenze (: dal biologico all'economico, dall'industria meccanica a quella tecnologica); nella mente della gente (nel) pathos (dei comportamentnei> (M. Herland/M. Gutsatz, Selezione/Concorrenza, in Concetti nomadi, cit.).

<Com'è possile separare la forma dei nostri ragionamenti dalla natura delle nostre facoltà intellettuali?> (Moravia, Il pensiero degli idéologues).

Trasmissione di un comunicabile spinoso che ci divide in maiuscolo Io e in minuscolo io / l'enigma che ci trapassa, mettendoci in un cammino di esperienza di un ricalcare la processualità di un <processo astrattivo (il quale) imprime a ogni forma concettuale l'illusione della grandezza> (Adorno, Minima moralia) e il cui effetto solvente è formativo dell'esperienza individuale e della pratica politica, organizzativa del nostro legame sociale.

L'enigma, erigersi del muro della spartizione che stabilisce <un sistema di comunicazione simbolica (a) vantaggio (di individui) più abili nel servirsene (dirigendo la loro intelligenza) a sfruttare quella prestazione specifica> (J. Monod, Il caso e la necessità) / “vantaggio”, dovuto allo sviluppo delle loro attività intellettuali e attraverso il <linguaggio (il quale) offre quadri di riferimento per l'organizzazione della condotta e secondo un'espressione ripetuta, uno strumento> (P. Oléron. La attività intellettuali, in Trattato, vol. 7°, cit.) / sviluppo...per quella linea interpretativa...occultato, in quanto trova la sue condizione di possibilità <nelle operazioni concrete (di ogni individuo, a partire dalla sua adolescenza, in forza di una) intelligenza pratica (che trova il suo movente nell'urto con gli “stimoli” esterni, utilizzando le varie combinazioni di “risposte” attraverso il <linguaggio spontaneo e naturalmente senza riferimento alla logica...conferendo loro un ruolo indispensabile nei ragionamenti (ordinari)> (Piaget/Inhelder, Le operazioni intellettuali, in Trattato, vol. 7°).

Certamente questo distacco non sorge dal nulla, e l'enigmatico dell'interrogativo evidenzia alla mia memoria un dato di fatto: VII/VI sec. a.C., la provenienza genealogica della nostra cultura, - materiale del mio lavoro riflessivo / materale spigoloso per la controversia interpretativa, non sul dato, ma sulla mutuazione mentale che quel dato determina nelle colonie greche.
L'orientamento della letteratura al riguardo, pur nella diversità delle interpretazioni, è indirizzato a rinvenire in esso l'origine di un pensiero razionale costitutivo dell'integrazione di quegli elementi essenziali, liberatori dall'egemonia del mito / elementi che modificano radicalmente la forma dell'organizzazione e del comportamento associato.

Tronco l'esternazione, rinviandola al prossimo blog per esigenza di riflessione

sabato 17 giugno 2017

OTTANTOTTESIMO SOLILOQUIO

prolungamento del precedente

<Se cultura dice storia> (Böckh, in Vitiello), la letteratura sull'eterno ritorno nella diversità va riletta con diverso impianto così come ogni descrizione sinconica o diacronica dei vari saperi.

Dire “storia” è il rilevare il “fatto” come “verità” / altro peso, importanza indicativa in quel dire: sposta le basi sociologiche da quel suo centro di gravità che delineava una esperienza della mondanità sottratta al mutamento del tempo: il “fatto” ritorna nella stessa posizione di prima / dischiude uno spostamento delle prospettive dell'esistenza e dell'esistente dei loro centri di orientamento / quel “dire” esprime “il prendere storia”; il che notifica <ciò che è prima della storia e che lo storico mai non attinge> (ibidem): <considerevole componente di livello, socio-culturale, presente nei materiali della storia intellettuale – (la pertinenza dello storico risiede nel rilevare le cause) minute e immediate> (A. L.Kroeber, The concept of Culture in Science, in Il concetto di cultura, a cura di P. Rossi).

Un “prima”, già in <conoscenza del conosciuto> (Böckh, in Vitiello) – il mito – all'interno del quale è un ravvivarsi dell'intelligenza dell'uomo, <posta a stimoli (nuovi) cui è chiamata a reagire, non in maniera riflessa o abituale, ma in maniera intellettuale> (Oléron): nuovi luoghi di vita, non più fattori destinati a racchiudere ogni elemento dell'esperienza che l'uomo che ha della propria mondanità, attraverso un pensare “figurativo” (il mito).

Prende storia un nuovo atteggiamento mentale richiedente prosposte qualitativamente nuove che “riproducono” quel reale scoperto, rendendolo comunicabile e comprensivo in sé: in quanto tale si fa “storia”, e, viceversa, “la storia” si fa “cultura”...
...e tutto ciò che prende storia nella terra che ci ospita ha origine umane, dando <identità alla Norma, all'Atto, alla Parola...nel fiume delle interpretazioni> (Böckh, in Vitiello) / <salda roccia> in quel fiume, l'origine ricostruita linguisticamente della nostra cultura / e se...lungo il cammino ogni suo granello si sgretola e <ogni nuovo anello della catena rende diversa l'intera catena>, l'origine si acclima, suffragando – in “memoria” - il <già è> (Hõlderlin, Sul tragico): il <pre-dato: il vero a priori...il primo che regola il dopo (segnando) la linea che l'interprete deve seguire nel futuro> (Bõckh, in Vitiello): attualizzazione della conformità immagine ed esperienza della mondanità in formalizzazione logico-liinguistica.

VII-VI secolo a.C., alfabetizzazione dell'alfabeto siro-fenicio ed espansione economica, basata sul commercio, su tutte le coste del Mediterraneo delle colonie greche segnarono una nuova costellazione sociologica della vita individuale e comunitaria, pervasa dal nuovo atteggiamento mentale / schema di un pensare non più influenzato dalla “fede”, ma animato: da un piano di <costruzione a scacchiera> delle città stato, che allignerà il periodo aureo della polis di Pericle; da una argomentazione per astrazione e universalizzazione – aurora della nostra cultura:
<il legame tra uomo, Stato e cosmo (viene così riedificato) non più attraverso la fantasia...ma...in (uno stile) di riflessione cosciente e capace di stabilire norme>...
...uno stile che si costituirà, lungo la trafila della provenienza della nostra cultura, l'elaborazione e lo sviluppo di quell'atteggiamento mentale...indice della svolta...in formazione discorsiva, costituendo <la forma...espressione di un modo di concepire la vita, e la distruzione della forma era la distruzione dell'esistenza medesima>...
...forma, il modello che con Aristotele (si veda De Interpretation)...in periodo di dominazione macedone...troverà <il cosciente formatore dell'apparato intellettuale e dell'autocontrollo della conoscenza / quelle forme (ordinate in strutture gerarchiche) nei confronti del mondo materiale non si comportano come concetti vuoti che non hanno relazione concreta col mondo, ma come il suo originario dover essere, dal quale le forme visibili deducono e soprattutto, e solo così, esistono veramente> (A. Weber, Storia della cultura come sociologia della cultura).

<Ciò che conta è ln'universalità di queste esperienze...: non l'ente ma la forma, l'eidos, in cui l'ente giunge a trasparenza...all'identità pura del suo essere liberato da ogni accidentalità> (Böckh, in Vitiello)...
...l'accidente, il perturbante <coinvolgente il nostro rapporto con la Realtà> (T. Salari, Percorsi del perturbate, in “Anterem”, vol. 65): quelle forme di intelligibilità, sotto il cui dominio l'esperienza della mondanità si fa <esperienza di verità> (Lacan), si costruiscono <attraverso bisogni e tendenze della coscienza pensante che si rispecchiano nell'ordine logico> (Adorno, Metacritica)...
...e la contingenza si mostra <il luogo instabile in cui si allacciano e si intrecciano le relazioni tra campi scientifici> e organizzazione socio-economico-politica del nostro quotidiano vivere da individui in relazione (la “società”) in funzione di un equilibrio che pacifichi entrambi (il domimio dell'intelligibilità dei primi e della seconda) <come una riduzione dell'arbitrio> (Stengers/Bailly, L'ordine, in Concetti nomadi, già cit.)....
...e tale riduzione si riproduce vettore potenziale di propagazione di quel “filo di Arianna”, formalizzato <in ordine gerarchico>, reso <indispensabile nell'operazioni degli intricati processi...(sia) nell'ordine dei saperi (sia) nella forma tecnico-politica> (ibidem).

Funzionalità: - dal lato delle scienze, delle tecniche e di ogni descrizione di aspetti della realtà umana (individuale/associata) per salvare l'oggettività dei pensieri soggettivi dei veri protagonisti, cioè i pertinenti dei vari saperi, attraverso quella forma che la rende tale, cioè, “oggettiva”: <siamo concettualmente radicati in una tradizione che ci ha dato accesso a un modello semplice, e che ha definito degli strumenti convenienti a sistemi di questa natura> (Stengers, Complessità>; - da quello tecnico-politico, indicando <sia l'essere vivente come totalità, sia la città vista in termini di divisione del lavoro e di responsabilità> (Stangers/Bailly).

La loro stretta comunicazione fin dall'antichità affida la conclusione non conclusiva di questo blog ad Adorno <La critica della società è critica della conoscenza, e viceversa> (Parole chiave).

il problema insolvibile...
...una ragione in più per sollecitare l'attenzione sulla natura del fenomeno,
al prossimo