giovedì 16 febbraio 2017

SESSANTACINQUESIMO

L'uomo? Il maschio, manifestazione del genere umano, del quale la donna è il complementare? Assuefazione mentale biblica, che, nell'acquisizione del concetto di virilità...memoria romana...è diventata costume di supremazia, egemone in ogni settore dell'organizzazione del vivere l'esperienza della nostra mondanità.
Ma, su quella condizione che s'impone “architettonica” messa in ordine una contingenza incontrollabile, la nemesi della storia.
La staffilata è piombata su quella mentalità, dissigillandola: nel mio immaginario, la sollevazione delle donne / sferzata...oggi, lontana e obliterata dalle donne, lusingate ed appagate dal canto maschile del 50%...a quel costume maschile di conduzione del vivere l'esperienza del transitare questo nostro passaggio mondano.
Il mio rievocarla con quel termine ha una motivazione politica: il suo costrutto...in quel mio immaginario...esterna l'insorgenza di un ribaltamento della nostra cultura / insorgenza, che io...in arbitrio...esterno: da una libertà condizionata dalla esigenza difensiva dell'equilibrio di un sociale, organizzato con i criteri di chi ne assume la gestione, all'autodeterminazione individuale in un sociale auto-gestito.
Soggettiva interpretazione, ma che ha un suo fondamento, almeno per me, in quella staffilata: non richiesta di legittimare un diritto usurpato, ma affermazione di una presa di diritto, e che maschi e donne nel '68 hanno proiettata in immaginazione al potere: - data di una rondine che non fa primavera...il mio rinascimento culturale.
Sollevarla alla memoria è un voler urlare il valore dell'equipollenza della differenza irriducibile dei due sessi e il suo farsi statura sia per ogni altra forma di sessualità sia per la eliminazione della sperequazione sociale / per me, energia per provare a scuotere le menti sulla validità della circolazione della diversità delle idee per una relazione sociale degna ad esseri umani che fruiscono...direbbe Adorno...di <una coscienza padrona di sé>.
Oltre quell'urlo, sottolineare in quella presa di diritto la vulnerabilità di quella condizione di vita, formalizzata in “terminologia”, attraverso la quale l'articolazione del tutto e l'organicità di ogni conoscenza rilevano il loro grado di astrazione / obiettivo perduto / quella ventata, normalizzata al maschile, intensifica la confusione / si fa, in buona fede, acciambellare nell'incetta dei voti dell'elettorato.

Non siamo usciti dal maschile / abbiamo assimilato le novità emergenti attraverso schemi mentali ereditari, a diverso grado di profondità / li abbiamo trasmessi all'attuale generazione / noi e loro, oggi...in persistenza educativa, socialmente stanziale...conformiamo la nostra psiche ad assimilare le novità emergenti a quegli schemi – ribadisco – ereditati.
In ciò, mi sostiene una convergenza fra Piaget, Lo sviluppo mentale del bambino, e Hallowell, Culture, personality, and society, in Trattato, vol. 10, già cit.
Per tale influsso siamo strascinati nel vortice di una crisi diversa da quella che provocò...nel 1929...il crollo di Wall Street (Bordoni, Stato di crisi, già cit.).

Una crisi, che coniuga, in ibrido amalgamare: virtualità del capitale finanziario, che sconvolge il mondo del lavoro e rende sterile la consueta lotta sindacale, in quanto il centro gravitazionale dell'economia non è la fabbrica, ma la banca / crisi dello Stato di diritto, lacerato da un conflitto interno tra i suoi poteri autonomi, esecutivo/magistratura – la democrazia americana ne è testimonianza recente / crisi di rappresentanza, per una classe politica svilita da idee e cieca, a tal punto da non rendersi conto di aver perduto quel potere politico...sia pur parziale...sull'economia, oggi posseduto in anonimato nell'olimpo finanziario (rimando al mio ciclo sulla crisi), per cui gli atti di specifici contenuti politici si traducono in enfasi verbale: atti...direbbe Adorno, (Prismi)...<a riempire il vuoto delle coscienze espropriate> / <l'ordito sempre mobile e sempre mutevole di relazioni instabili che formano noduli di intensità in una Rete sempre in formazione e distruzione, come risultato di incroci che aumentano o diminuiscono in base all'uso> (Duque, L'età è mobile...cit.) / la mina islamica all'interno delle nostre territorialità / l'imperialismo economico cinese.

Tematiche già esternate nelle mie precedenti riflessioni / Qui, schizzi di una panoramica molto più vasta per sottolineare il fattore causale...un per me senza presunzione di prendere “testo”...della confusione come il problema in risalto attanagliante il nostro attuale agire pensante sia nelle nostre prese di posizioni nei vari settori, che delineano il perimetro che circoscrive la consuetudine del nostro vivere sia nell'intrecciarsi...e nel conseguenziale interagire...della crisi economica con sviluppi di eventi situazionali e le sempre più aggiornate possibilità, fornite dalla Rete e dal cellulare.

Presenza, quindi, di un contemporaneo contesto che prende storia attraverso, appunto, quel reticolo di connessione di situazione diverse con una connotazione che va precisata: il contagio: diffondono effetti di propagazione del loro reciproco interagire in ogni settore del nostro vivere organizzato: lavoro, famiglia, scuola, divertimento, religioni varie.

La confusione come problema è posta da quel contesto ed è in relazione alle dinamiche che si esplicano nella relazione induzione/risposte: induzioni, che chiedono nuovi adattamenti, e le nostre risposte sia da individui privati sia da individui deleganti ai gestori della nostra volontà politica e...in responsabilità...dai delegati, i quali, per quell'onere, la risposta assume valenza determinante per la legalità dei nostri comportamenti / risposte a quelle induzioni...che l'interazione reciproca rende complesse...implicanti il cambiamento delle condizioni organizzative, in avaria, dell'insieme associativo, e, quindi, assunzione di adeguati adattamenti...
...e in quella assunzione di responsabilità dei delegati, la confusione, che è nei nostri cervelli, rientra tortuosa e si fa pericolosa...
...nella misura in cui la risposta agli stimoli nuovi continua a reagire in maniera conforme a quella mentalità ereditaria di una riequilibrazione della condizione di sempre: l'utilizzo della <centralizzazione>, la quale fa della <sovranità individuale...una sola macchina, e di ogni individuo uno strumento per un solo fine> (Nietzsche, Umano troppo umano, già cit.)...
...con un aggravio: quanto più il linguaggio nella comunicazione della risposta all'induzione vuole essere più chiaro, tanto più...nella varianza dei termini...quella confusione ritorna.

Retaggio culturale di circostanze che pongono l'intelligenza dell'uomo di fronte alle perturbazioni che esse esternano, provocando una rottura dell'equilibrio esistente / momento genealogico di un diverso esercizio del pensare in andamento integrativo delle variabili dell'esistente / momento configurante un pensare oggettivante che sancisce un criterio di demarcazione tra forma e contenuto (Adorno) / criterio che si fa pedagogia del nostro agire pensante, condizionando la costruzione linguistica del comunicare, e che la nostra intelligenza...nella sequenza dei tempi...modificherà quel criterio in normalizzazione dei nostri comportamenti (il moderno e la sua modernizzazione); oggi, in <io, la verità, parlo> (Lacan).

La confusione di oggi va posta in quel “concepimento” genealogico della matrice logico/ontologica della nostra cultura / matrice datata: registra il trasfigurare di quell'atteggiamento mentale che contrassegnò la cesura dal mito: la provenienza della nostra cultura. Periodo della decadenza di una Grecia sotto il dominio macedone; quell'atteggiamento scopre la sua conformazione mentale: la gerarchia delle forme...Aristotele...firmò la nostra cultura / matrice, la quale è sociale, in quanto è genealogicamente concettuale, ed è concettuale, in quanto è sociale, anche nella versione della critica...cioè nella sua negazione (Adorno, Parole chiave) / matrice, che fertilizza l'auto-legittimazione di una formazione discorsiva a costituirsi...attraverso l'auto-costruzione di un linguaggio adeguato (filosofico, scientifico, software)...modello di sapere / matrice, che determina quella gerarchia delle forme che allontana la cultura dalle nostre vicissitudini, anche se li normalizza a propria immagine.

Oggi...per me...porsi la domanda sulla confusione è un prenderne atto, in quanto problema della nostra contemporaneità / un prenderne atto che è un rilevarne l'intelligibilità in quella matrice istitutiva della forma di razionalità della nostra cultura, della quale noi siamo epigoni legulei.
Prendere cognizione, in conseguenza, implica il riportare quella intelligenza costituitasi intellighenzia, egemonia culturale, alla dimensione di ogni uomo/donna <nella misura in cui questo/questa vive, parla, e produce> (Foucault), ma, soprattutto riflette: un riflettere che è un costruire, un trasformare le situazioni e gli oggetti (Piaget/Inhelder, Le operazioni intellettuali...già cit.): è cultura che si fa storia, e, in corrispondenza, è storia che si fa cultura.

continua


martedì 7 febbraio 2017

SESSANTAQUATTRESIMO SOLILOQUIO

Riprendo il diario delle mie esternazioni inservibili / la solita titubanza di chi e di che cosa io vado chiacchierando / albeggia / mi dispongo al fluire dei miei pensieri inutili / utilizzo, aggiornandolo, il materiale indispensabile al mio riflettere, e, nel rivitalizzarlo, mi si ravvivano, rinverditi, i miei pensieri / li sfiato in un virtuale sgolarmi a virtuali uditori
nella speranza di disassuefarli dalla confusione delle idee e del linguaggio in cui viviamo / socializzo le esperienze, legate al mio lavoro e al taglio operativo di una scelta di intervento partecipativo alle vicissitudini di un sociale alterato e strozzato dalle menomazioni inflitte da un capitalismo padrone del mercato finanziario e da una politica senza potere e rovesciata in un brigare...interno a quel “componibile” che li discrimina da noi “spettatori”...fra gli addetti ai lavori per un posto al “sole” / nel trasmettere quelle mie esperienze, necessariamente, mi apro verso la contingenza fluente dell'esterno.

Rifletto su quella brusca interruzione del soliloquio precedente / in quel mio rimuginare è l'accendersi interrogativi che sbriciolano il filo conduttore del discorso sulla cultura, proprio nel momento in cui, con Aristotele, l'argomentazione prende forma e, in essa si fa cultura, la quale prende storia, e, viceversa, la storia si fa cultura.

Reciproca convertibilità, su cui, oggi, è necessario riflettere, sottraendola a quella letteratura / simultaneità che smitizza ogni “fabbricazione” subordinata alla costruzione del “sistema”, che nella sua trasparenzala configura dotata dall'unità del Nome” / defluisce attraverso la commistione di variabili dipendenti e variabili indipendenti che determinano il temporaneo campo di determinazione storica: - un mio pensare che non fa testo.


Mi rendo conto della divagazione. Innegabile svarione / mi dichiaro reo confesso, con l'aggravio di una mia presa di posizione da non credente verso la “corporatura” che prende “facciata” ogni “formalizzata” procedura / in quell'abito, mi chiedo: una formazione discorsiva può auto-legittimarsi? Per quell'auto non deve ricorrere ad una modalità operativa – e, quindi farsi logica? Di conseguenza, auto-costruirsi un linguaggio, il cui simbolismo deve connettersi con quel registro? Proiettarsi verso la contingenza dell'esperienza? Quindi, farsi storia, aut-rivelando una propensione ontologica, spiegata sotto l'unità del Nome, che rende reale il fluente dato di fatto? Propensione, la quale, nei climi differenziati, legati alle durate temporanee...cambiando i fattori, non si muta il risultato...quella propensione, permane, facendosi ontica, - fenomeno, rispecchiato...per memoria culturale...sotto l'unità variante del Nome? Infine, quelle propensioni (logica, ontologica/ontica) non entrano in conflitto con la contingenza, incoativa di per sé, e nella quale, a volte, il caso si fa necessità? Il darsi della contingenza in ondeggiamento rapsodico...per cui basta una indecisione a cambiare la posta in gioco...non rende impossibile il suo essere pensata all'interno di un sistema (Nancy, Le discours de la syncope)?

In essi, il movente / irresistibile inquietudine, per quanto reprensibile nel troncare il filo del discorso e che mi espone al ludibrio degli accademici e della critica burocratica / movenza in contro tendenza: non occuparmi delle strutture interne che assegnano al discorso forma di verità (epoca classica), forma di scientificità (dal moderno ai nostri giorni) / riportare queste ai produttori, cioè ai filosofi, agli scienziati, facendo mia la presa di posizione della Stengers (Concetti nomadi, già cit.): i veri protagonisti / presa di posizione che estendo...con Foucault (Le parole e le cose, già cit.)...all'uomo nella misura in cui questo vive, parla, produce: -

il problema insoluto di un rivolgimento totale della nostra cultura / rivolgimento, non liquidazione: se esaltare la cultura è <ideologico>, come già esternato, <dall'altra parte la teoria della società, e qualsiasi prassi che si orienti su di essa, non può buttarsi col coraggio della disperazione da parte della tendenza più forte, colpire ciò che cade e far propria la liquidazione della cultura: altrimenti si fa complice della caduta nella barbarie> (Adorno/Horkheimer, Sociologia II).

Riportare oggi…fuorviando ogni umanesimo e ogni appiattimento delle diversità...quell'uomo nella misura in cui questo vive, parla, produce... è la scommessa di una configurazione organizzativa della relazione di convivenza basata su quella misura, la quale spezza l'origine della sperequazione sociale / scommessa ragionevolmente fondata nella valutazione dei mezzi della tecnologia mobile in quanto prestazione.

Dibattere in comparazione di idee, estranea al conflitto tra idee...per me... è diradare la nebulosa che offusca le nostre menti e rende lontana la cultura dal nostro vivere quotidiano: il <feticcio supremo> per il turista sfaccendato: la cultura non ha una sua capitale: si impone al di sopra delle geografie politiche e delle razze / non ha compartimenti circoscritti: è un modo di concepire...letto nel suo significato etimologico...il mettere in luce un modo di vivere il nostro passaggio su una terra liberata da ogni profeta, nostro redentore / è un graffiare l'artificiosità architettonica di un sistema formale che ci vede...ancora oggi...democratici in balia delle decisioni di chi si auto-dichiara espressione della volontà popolare.

Bisogna ancora riflettere...

...al prossimo


giovedì 2 febbraio 2017

SESSANTATREESIMO SOLILOQUIO

Sono trascorsi appena pochi mesi, una voce autorevole, oggi zittita per la gara al voto: il Presidente della repubblica – e, il trasudare di una sua pensosa considerazione...nel marasma delle dicerie sulla crisi economica...mette alle strette i commentatori politici, economici, sociologici e noi, uomini di strada: il processo soggiacente la crisi in atto è di ordine culturale, strutturalmente legato con l'economia finanziaria.

Quella voce...in una acclamata coralità di consensi...sorrise alla mia speranza / Il trambusto di una dialettica politica senza idee lasciava trapelare un concepire...in quella voce in estensione unanime...un ordine di pensare, slittante la tradizionale separazione tra struttura e sovrastruttura: un oltre Marx e un avvicinarsi – per me – alla scuola dei francofortesi / esaltazione...in quella coralità.../ attimo fuggente, immemore di quella convinzione...maturata per educazione e per contagio...della non pertinenza di un discorso sulla cultura nei nostri travagli giornalieri.
In un baleno...la nebbia del linguaggio abbuiò, e abbuia ancora oggi, quell'avviare inaugurale / il mio pensare si fa pesante / quella voce... azzittita, oggi, dalla controversia del come farci votare...da pregiudiziale a qualsiasi analisi, ripristinava nei fatti la convinzione di sempre: la cultura è lontana dal mondo del lavoro, dell'economia, della politica / regno a sé, si esprime nella poesia, nell'arte: limbo della fantasia – Aristotele, giudice istruttore d'appello.
Quel dire autorevole, un momentaneo raptus:
<esaltare astrattamente la cultura e farne una norma o come si suol dire un valore, (tali) asserzioni di simile tenore (,) tagliano il rapporto di tutto ciò che è culturale con la creazione di una vita degna dell'uomo da parte di una coscienza padrona di sé> (Adorno/Horkheimer, Sociologia II)...
...ciò mi sospinge verso un acquitrinoso stagno: - il mio interrogativo, impervio, dovrà imbattersi in tale intralcio.

Autarchia di un concetto - maturazione di uno sviluppo delle nostre operazioni intellettuali in acclimatazione, che nel prendere storia, si fa concepimento di un redigere in sé la relazione inestinguibile uomo/dato di fatto: relazione, - intuizione di un Kant (Critica della Ragion pura) infettato da quella climatizzazione attestatasi memoria culturale del nostro essere occidentali.

Io, in contagio...frontale a quella memoria...in rivisitata ponderazione, coinvolgente il mio orientato interrogativo...

...e la storia mi riporta a quell'atteggiamento mentale che data la presa di diritto dell'<esclusivamente umana di tutto ciò che è umano> (Camus) / il riconsiderarlo, oggi, in correlazione tra...storia dei fatti e progressi della biologia molecolare, di una psicologia sperimentale del comportamento, delle elaborazioni, provenienti dai vari campi del sapere...è un prendere coscienza storica della nostra cultura / intenderci per operare, attraverso riforme, nelle quali la necessità immediata sia, pari tempo, proiettata verso l'incerto domani.

Abbiamo bisogno del risveglio in ciascuno di noi di quella coscienza / in essa, e con essa, è il rinvenire...attraverso la fluttuante trafila della provenienza della nostra cultura...quel suo orientare...che oggi...nella copiosa informazione senza sapere...ci fa sovrani fideisti...le attività di un agire pensante a concepire le risposte ai problemi emergenti, in forza di un rinvenire in quel comportamento mentale la soluzione / un rinvenire in sé - l'elemento strategico da porre a problema - il cui effetto solvente nell'agire pensante di ogni azione degli uomini e nella loro reciproca interrelazione veniva...in quel nostro passato...a costituirsi condizione di vita / oggi, tortuosamente persistente e ridotto a slogan pubblicitario che ci condanna a spettatori passivi delle controversie degli addetti della politica e degli stessi detentori dei poteri dello Stato – un tempo di diritto – e chiamati al bisogno: e grazie alla norma costituzionale...confusi dai rispettivi tracciati di un si e di un no...per un decimo di secondo, diventiamo, da appendici, soggetti potestativi.

Io – inutile Sisifo – vi ricordo la storia della trafila della provenienza della nostra cultura: in una prima fase...quel punto nevralgico da mettere in questione...è esemplificato nella <scultura, efflorescenza dell'arte greca e nella tragedia, efflorescenza della società greca> (giudizio di Nietzsche, La nascita della tragedia, riportato da Weber, già cit.) / una seconda fase di quella prosecuzione lascia tralucere un modo di pensarerazionale”, ma “informe” nel costrutto: ciò è fotografabile a partire del 430 a.C.: quel rinvenire in sé le relazioni duali io/tu e io/fuori – per dirla con Lacan – nella parola, sostenuta dal desiderio, viene affermata esperienza di verità / la terza fase...in scenario in mutata trasformazione (300 a.C. - in memoria) – siamo in epoca ellenistica, quindi nuovi orizzonti / imperialismo macedone e il mutamento del <significato della polis> (Weber) – segna di quella prosecuzione una problematica più elaborata, per l'attivarsi di influenti scuole, quali: epicureismo/stoicismo/accademia di Platone e che, nella scuola peripatetica di Aristotele, assurge a fonte di un pensare quelle relazioni duali nel ritaglio operativo della gerarchia delle sue forme...
...e le condizioni dell'esistenza si tramutano in argomentazioni / la loro formalizzazione prende storia: si fa cultura, e la storia si fa cultura... 

...mi interrompo / un prorogare, il quale è un vigilare il mio esternare...al prossimo

sabato 28 gennaio 2017

SESSANTADUESIMO SOLILOQUIO

Nella mia reità palesemente espressa nel precedente sol., il mio interrogativo si incaglia in una intima discordanza / il sentire, che perora il mio agire pensante, sollecita un suo rinvio / esperienza patita di un riscontro di antinomie in cui si imbatte il concetto di cultura <ingrigliato dalla sua stessa autarchia> (Adorno, Prismi), esige una comunicazione in un certo qual modo più “chiara” e più “razionale” possibile.

Risveglio in me di un indispensabile delinearne quella sua problematicità, obliterata da una strettoia che restringe in sé: la condizione del vivere in una infiltrante incubazione un <male soggettivo, sepolto nell'individuo> - <malattia di tutti i singoli> - e che la società da sempre mutilata ha <assunto> in sé (Adorno, Minima moralia).
La mia mente...accerchiata dal ravvisabile rivalutato dallo studio e dalla relativa esperienza...ne esterna, in estemporanea congiunzione: il bagliore di un progresso in ascensione, nei cui rimasugli si rimpinza il propiziante nostro ingurgitarlo / il tentativo islamico della liquidazione della nostra cultura / l'invasione economica dell'imperialismo economico cinese / l'anonimato potere di un capitalismo finanziario / il capzioso dialogo dei grandi della terra e una democrazia che ci ha graziato di un miliardario a reggere la nostra sorte.

Irruenza di un inasprimento di un oggi, appunto, scosso da tali tribolazioni, traumatizzanti il vivere la nostra quotidianità nella caligine di un incerto presente senza futuro...
e quel problema mi ingiunge a premeditarlo anteposto al mio interrogativo: capire, cioè, il meccanismo dello sviluppo mentale della nostra intelligenza iridescente che ha normalizzato la costruzione progressiva delle strutture operatorie del come pensiamo in uno schema mentale irrigidito dal tratteggiato relativo modulo, ritagliante la complessità del nostro temporaneo passaggio.

Filtra nella mia pelle il sogghignare dell'oculato osservante pragmatico della realtà sociale e dell'erudito intellettuale professionista della nostra cultura e dei nostri vizi capitali, - e in quel sorrisetto...l'interrare quel problema nella sabbia del deserto.

Ciononostante, alzo il mio macigno / osservo da convivente questa nostra realtà...senza il ricorso al postulato dell'oggettività...e mi chiedo: la crisi economica non ha svelato le perversioni della metamorfosi finanziaria di un capitalismo in anonima supremazia e influenza? Un capitalismo invigorito dalla virtualità del capitale investito e capovolto in valore d'uso che tiene insieme la società e direttamente il nostro agire pensante?

Dal fronte opposto, la politica: non avvertiamo la mancanza delle domande qualitativamente nuove, dato che l'attuale crisi non è paragonabile a quella degli anni trenta? Non sperimentiamo in atto un trasferimento del potere, da dopo la crisi del fallimento dello stato sociale, connaturato alla politica, al capitalismo finanziario? Una politica senza potere...poiché quel potere <è innal(zato) in alto e diffuso globale (non si manifesta), per lo Stato moderno, letale...perché l'operatività è competenza altrui> (Bordoni, Stato di crisi, già cit.)?
Povera e nuda democrazia! / arenata nella sua formalità costitutiva si impronta teatro dell'assurdo: sotto una tempesta di sabbia e di polvere sprofonda lo stato di diritto, immobilizzato dai suoi stessi poteri, contendenti nel primato, stornando autonomia operativa in indipendenza: esecutivo e magistratura sono organi autonomi nell'esercizio del loro potere, ma responsabili di fronte alle delibere della volontà popolare, esercitata dal parlamento, fatta eccezione del presidente della Repubblica...e noi indifferenti / abbiamo imparato, e divenuto slogan nei nostri cortei, il termine riscossa dalle aule di un tribunale in apertura dell'anno giudiziario...e noi esaltanti / hanno violato la nostra sovranità nella persistenza e all'occorrenza nello scioglimento dei partiti, espressioni della nostra volontà politica, impiegando l'auto-dichiarazione delle mani pulite di alcuni magistrati...e noi li abbiamo osannati salvatori della patria.

Cosa ci appaga oggi da quell'appannaggio salvifico? Recrudescenza di una malattia sociale...mai diagnosticata...che propaga ed espanda i suoi atavici mali / dal versante politico, il teatrino pubblicitario del migliore offerente...dietro voto...della nostra redenzione mondana...e farsesche icone...sostitutive della mancanza di idee...si moltiplicano, giungendo alla spudorata insegna delle cinque stelle...
...il cui effetto solvente è l'incrinatura del rapporto tra Stato e cittadinanza: non stiamo subendo una <crisi di rappresentanza> e una <crisi di sovranità territoriale> (Bauman, Stato di crisi)?
Sotto quell'effetto, il razionalismo, il populismo, il nazionalismo, il regionalismo, ecologismo non vanno <oltre le scene da operetta, amplificat(i) dai media per lo spasso di moltitudini giustamente preoccupate> (Bordoni).

Sceneggiatura / mistificazione di un obiettivo comune, alterata e diversificata nella mimica da una sofistica leguleia: la <governance> gerente del nostro vivere individuale e comunitario..., cioè governare per governarci attraverso il potenziamento dei poteri – arma contro il solito giochetto della sfiducia / siamo in piena attualità: gara per il voto / diatriba, dimensionata dalla delibera della corte costituzionale: 40% premio di maggioranza/abolizione del ballottaggio...
...noi destinatari, riceventi passivi.

Una piccola chiosa da uomo senza qualità, quale io sono: noi, terminali, ma sovrani nella “carta”, andremo a votare quelle decisioni poste dall'alto.

Quella sceneggiatura...corredata dall'anima del commercio, quale è la pubblicità...si manifesta miope del dato di fatto: campo in atto di una determinazione storica, che modifica l'organizzazione umana della nostra società...normata dalla cultura dei nostri padri...e che pratica...nella contingenza del nostro quotidiano vivere la separazione del potere dalla politica, offrendolo alla economia finanziaria, aprendo...il tal dono...la via ad un soggiogare, ingaggiante in sé immiserimento e nuove semiotico-linguistiche: usurpazione di pertinenza politica (rimando al mio ciclo di esternazioni sulla crisi) da parte di un capitalismo in anonima gerenza del mercato finanziario / orientazione conduttrice, sincronica spirale di: una libertà individuale, in logica neoliberista (ibidem); un delimitare l'azione politica delle varie territoriali sovrane, circoscrivendone l'operato in interventi amministrativi e di tamponamento delle avarie che hanno e increspano le rispettive società.

Altra chiosa – di chi e di cosa sto descrivendo? campo storico ? economia finanziaria?...
Perplesso, mi domando, echeggiando in quel interrogarmi barlumi di squarci della Metacritica di Adorno: sedimentazioni di esperienze sociali, le quali, nel ritaglio nell'elemento logico del pensare, si <presentano di fronte al soggetto psicologico sempre come un qualcosa di valido, in sé, di categoricamente necessario>? Astrazioni, quindi, letterarie che mi qualificano pertinente?
Inutili e ridondanti interrogativi. Quegli avvenimenti fanno parte della mia, della nostra esperienza mondana / quindi dicono di umano, e ciò che è umano ha origine umane (Camus).

Spogliamoci dai nostri abiti civili / guardiamoci a viso aperto, liberi da quell'educato <Io so, tu, no> (Adorno, Metacritica) che instaura un rapporto di potere che macchia la buona fede e che, trasformato in Io posso, tu, no, la stessa misericordia / dove si è estesa la mano dell'uomo, sin dai suoi primordi, quel qualcosa si è sempre acclimatata.

Noi / ciechi / spinti dal vedere, percorriamo il cammino di sempre in reviviscenza degli antichi retaggi / rimettiamo le nostre condizioni del vivere nel regno dell'astratto, divenuto virtuale, anonimo, che ci propone una diversa epistemologia, ma in quel taglio normativo di sempre: ci libera / ci arricchisce, rendendoci schiavi...
...e la voragine si apre sotto di noi

meditiamo su quel acclimatarsi, attraverso il quale la nostra intelligenza, produttiva e riproduttiva, si fa storia, e la storia si fa cultura...

...e nel frastuono – può darsi - il diffondersi un barlume...
...vaporizzatore di quella foschia che ha offuscato le nostre coscienze...
...rese dipendenti mediante la trasfusione di una assuefazione alla neutralizzazione della nostra autodeterminazione.


Opportuna...anche se è inutile il mio dire...continuità di quel riflettere, preposto a quel mio interrogativo.

sabato 7 gennaio 2017

SESSANTUNESIMO SOLILOQUIO

Alla luce del nuovo anno <Sisifo ritorna al suo macigno>...riprende il cammino, issando il macigno che rotola ancora...ma cammina... (Camus)...lungo la linea retta del tempo (la cesura dal mito: la circostanza sorgiva di un bisogno di un diverso atteggiamento mentale)...<linea retta (del tempo) che è la stessa linea su cui va errando Edipo> (Deleuze, Lezione su Kant del 14 marzo 1978)...(io, noi: l'inconsapevolezza del <vuoto della coscienza espropriata> (Adorno, Prismi) che ci fa accettare la sua reificazione <anche positivamente, come la forma...che realizza il moto soggettivo solo al patto di oggettivarlo> (ibidem)...e si costituisce schema mentale del come pensiamo)...linea retta del tempo che trascina Edipo...cioè noi...<verso dove?> (Deleuze, ibidem).

V sec. a,C. e, in particolare, IV sec., segnano, nelle città greche, compresa Atene, la crisi delle città-Stato / insorgenze di problemi istituzionali con le esperienze fallimentari di tentavi oligarchici, e successivamente della tirannide dei Trenta, per culminare in una arrogante demagogia: da un lato / dall'altro, il sollevarsi di conflitti sociali, in conseguenze delle guerre e delle condizioni economiche.

Il nuovo campo di determinazione storica trainava <la collettività ateniese verso la via di diventare anarchica...
...sboccava e moriva nella riflessione...
...la sofistica, che si diffondeva rapidamente, doveva con le sue conseguenze rendere senza sostegno e senza indirizzo Atene e in tutti i paesi in cui era entrata vittoriosa...
...la folla degli epigoni che, si sviluppava rapidamente (divenendo) determinante per una ampia diffusione...
(orientò quell'atteggiamento mentale <che nega gli dei e solleva i macigni> (Camus), disserrando possibili orizzonti di significatività, verso un processo di trasfigurazione della parola, svolta di una)
...prosecuzione della concezione razionale dell'esistenza...
(leggerei razionale come tentativi di elaborazione di quell'atteggiamento mentale, che segnò lo stacco dal mito, verso la uniformità, conseguenziale integrazione concordante il vivere degli uomini l'esperienza della propria mondanità)
...per la quale la parola divenne concetto...
(in una amalgama dell'<uomo misura> di Protagora e dell'<elogio ad Elena> di Gorgia)
...che sviluppò un sillogismo leguleio che poteva provare e confutare tutto (provocando) l'interiore disgregazione...
di tutto ciò che era stato prima cementato dalla disciplina e dalle istituzioni, dalla possibilità di dominare sugli altri con una legge interiore come rappresentanti di un superiore autodominio... 
...il tentativo di una organizzata egemonia mondiale della Grecità era infranto. Atene si trascinò in lotte sterili sino all'annessione alla Macedonia> (A. Weber, Storia della cultura come sociologia della cultura).

Il rilievo, su cui riflettere per una presa di coscienza storica della nostra matrice culturale / se questa crisi economica...che viviamo e subiamo in un clima disseminante confusione di idee e ibride lotte di governabilità la nostra miseria...accredita la voce comune che tale crisi può trovare la sua via di uscita nel fertilizzare la nostra cultura...di quale cultura si parla? Non abbiamo tradito noi stessi nell'intralciare il cammino verso una democrazia sostanziale, nella cui attualizzazione è la possibilità dell'estinguersi quella sperequazione sociale che ci affligge da secoli? Non siamo stati noi...accattivati dal sortilegio dei nuovi mezzi di comunicazioni...a trasformare la loro prestazione come strumento dell'esercizio individuale dell'esternare la nostra libera parola, a usarli per un parlare tanto per parlare? Non abbiamo disatteso...per mentalità educata a separare cultura dal nostro travagliato mestiere del vivere la quotidianità...quello che dovrebbe essere il nostro travaglio di riscontro dei retaggi logici della nostra cultura per dischiudere in essa e con essa un nuovo orizzonte di significatività in grado di costruirci una configurazione di esperienza destitutiva di ogni sperequazione sociale? Non abbiamo tramutato quel travaglio in logorrea sofisticamente teatrale?

Riprendo il mio cammino solitario, tentando di alzare il macigno che rotola spietatamente, dalla fase interrotta: il rilievo.

Rilievo che annoda in sé i rilievi, precedentemente sollevati, coinvolgendoli nel manifestarsi quell'epoca stato di crisi, inquietante, in quanto investiva il processo comportamentale nella sua totalità, tale da infirmare quel pathos che aveva irradiato intorno alla cesura dal mito e sollecitato, appunto, un nuovo atteggiamento mentale...
...quella provenienza si rivela - in quel dato di fatto – emergenza: l'incentrarsi di un problema: incentivazione di domande e risposte qualitativamente nuove,,,
...e tutto riaffiora alla coscienza pensante incontrovertibile quesito / il suo influsso perturbante di quella che era stata, secondo Nietzsche (La nascita della tragedia) l'efflorescenza della società greca – arte e idee dei pionieri -, acutizza l'intelligenza degli uomini, <pervenendo a una risposta ambigua anche se umanamente grande> (Weber):

Platone, nuovo pioniere / traccia un itinerario di insorgente elaborazione di quell'atteggiamento mentale, inquadrandolo e canalizzandolo nella forma del discorso espressione della Verità: accende nel Cratilo la discutibilità sulla funzione della parola, rivelatrice della verità (oggi in voga) / ne chiarisce la messa in dubbio espressa nel Teeteto, affermando che il vero e falso è funzione della combinazione delle parole.

Combinazione, e un nuovo problema viene alla superficie: il legame: Aristotele e il suo De interpretazione: il legame è il logos: catena predicativa, nucleo che unisce un verbo e un nome; in quanto tale è l'unità che fonda il discorso vero: il prima del linguaggio e del pensiero psicologico:
il legame che costituisce il tessuto storico della nostra cultura / nesso per il quale la presenza dell'oggetto è slegata dal dato di fatto / legame razionalmente costruito che dà forma di unità alle parole: la dimensione del dire dell'uomo come dimensione ontologica..
...dimensione conformatasi ontica come forma mentale: la mia – reo confesso – la nostra


l'erompersi dell'interrogativo mi impone il rinvio al prossimo